La Pievecchia: un’antica Pieve toscana dove produrre vino

Storia di abati e marinai fino ai giorni nostri

Nella zona di Firenze sono ancora numerose le antiche ville, le antiche fattorie, che hanno superato le ingiurie del tempo: tra queste la Pievecchia, dal 1999 annessa alla Fattoria di Grignano.

Le prime notizie certe sulla costruzione – la quale prende il nome dalla Pieve medievale che sorge accanto – risalgono alla metà del 1600: in quegli anni il corpo centrale della villa perviene per lascito agli Abati di Villombrosa, che lo manterranno per circa un secolo quando passerà all’Arcivescovado di Firenze. Dopo il 1860 la villa viene confiscata dallo Stato italiano e messa in vendita. Viene acquistata da un capitano marittino, Agostino Tesei, che con quella compera ne legherà le sorti e le fortune a quelle della sua famiglia.

Nella seconda metà degli anni sessanta dell’Ottocento, dopo l’acquisto della villa e dei poderi, Agostino lasciò la conduzione degli affari al fratello Silvestro e si trasferì nella Pievecchia. Da subito si dedicò a riordinare e organizzare la nuova proprietà: fece restaurare il corpo principale e rinforzare la vecchia torre, impostò l’insieme dei supporti necessari al buon funzionamento della fattoria, accentrando in essa tutte le attività connesse alla vendemmia, alla spremitura delle olive e alla conservazione del grano. Inoltre Agostino modificò varie colture, acquistò macchinari nuovi e rese migliori anche le condizioni di vita e lavoro del personale della tenuta.

Grazie a questo impegno, la Fattoria di Pievecchia venne presa ad esempio di buona conduzione e considerata all’avanguardia. Alla sua morte, Agostino lasciò la Pievecchia al maggiore dei figli del fratello Silvestro, Giuseppe, il quale accrebbe il valore della fattoria acquisendo anche la vicina Fattoria di Tigliano, costruendo nel Parco la Cappella, migliorando la resa dei vigneti attraverso una loro trasformazione; per questo, Giuseppe chiamò un grupo di fidati vignaioli dall’Elba che piantarono i vitigni di Procanico, Biancone e Anzanica. Negli anni di Giuseppe Tesei e della moglie Virgina al suo fianco, la Pievecchia conobbe tempi felici, con feste e ospiti illustri.

Tutto però s’interruppe nel 1915 con la morte di Giuseppe che non avendo avuto figli , riservandone l’usufrutto alla moglie Virginia, lasciò la nuda proprietà a un nipote che anno dopo anno se ne disfece. Così la Pievecchia cambiò di numerose volte di mano e convisse anche con la atroci difficoltà portate dal secondo conflitto mondiale. Passata la Guerra, la Pievecchia andò ancora di mano in mano fino a giungere all’attuale proprietà che ormai da anni ne ha avviato il recupero riportandola all’antico splendore, seguendo gli stessi principi che anni prima guidarono Agostino Tesei.